Talpa massone Palagiustizia, no indenniz

Il "no" della Cassazione a un risarcimento per ingiusta detenzione per Ciro De Vivo, maresciallo della guardia di finanza, ha chiuso un capitolo di una misteriosa vicenda sulla presenza di 'talpe' della massoneria nel Palazzo di Giustizia di Torino. De Vivo, accusato di avere passato notizie riservate a un confratello massone di altissimo lignaggio, era stato assolto in appello (dopo una condanna in primo grado a due anni) ma, durante le indagini, nel 2010, trascorse venti giorni ai domiciliari. La Corte ha respinto la sua richiesta di indennizzo perché, pur prendendo atto dell'assoluzione, ha rilevato nella condotta del sottufficiale una "colpa grave" per "comportamento contrario ai doveri di imparzialità". Furono assolti anche gli altri imputati: Francesco Sannia, massone di XXX grado (il più elevato) e 'Sovrano Ispettore' della loggia Cavour 16, e la presunta beneficiaria delle informazioni, una donna che all'epoca era sotto indagine per irregolarità nell'importazione di animali domestici.

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